IL VINO
Tra le città di Padova e Verona, proprio in mezzo alla pianura veneta, e a sud della città di Vicenza, sorgono i Colli Berici. Su queste colline di origine vulcanica con un clima mite ed accogliente, terre ideali per la coltivazione della vite che in questi luoghi è presente da tempi antichissimi, si trova Barbarano. Che questa sia zona a chiara vocazione vitivinicola lo dimostra il ritrovamento di vinaccioli di “Vitis Silvestris”, rinvenuti tra i resti delle palafitte del vicino lago di Fimon, i quali risalgono all’età del bronzo e cioè ad oltre 3000 anni prima di Cristo. Particolare attenzione a questi territori venne dedicato dalla Serenissima, in materia di vino, ed anche la Chiesa ne aveva capito la grande importanza: infatti il Vescovo di Vicenza, proprietario dei terreni di Barbarano, stabiliva i tempi della vendemmia e della lavorazione in forma esclusiva, cosicché anche i contadini avessero un riferimento temporale e non si distraessero a curare le proprie vigne! I Colli Berici hanno circa 40.000 ettari coltivati dei quali 3.000 sono a vite e la cui qualità non è in discussione, visto che intere generazioni di vignaioli si tramandano con estrema cura questa inestimabile ricchezza. I vini prodotti in questa delimitata zona sono tutelati da un Consorzio che ha ottenuto la D.O.C. nel 1973, con rivisitazioni nel 1993. Il Consorzio Tutela Vini DOC Colli Berici conta una cinquantina di soci. Vi sono poi due Cantine Sociali che contano circa 500 produttori e che, insieme, le rende le più grandi d’Europa. La produzione è di circa 500 mila quintali di cui circa il 70% è rappresentato da vini bianchi. Fiore all’occhiello della produzione enologica berica è il Tocai Rosso nelle due qualità: TOCAI ROSSO di BARBARANO o BARBARANO ed il TOCAI ROSSO. Il primo viene prodotto in una ristretta zona collinare, ben delimitata, con la più antica tradizione di produzione, nel nostro comune di Barbarano e dintorni. Lo caratterizza una più accentuata fragranza floreale, una buona struttura ed una maggiore alcolicità. Questo vitigno ha origini antiche: nel ‘300 i Vescovi di Barbarano portarono dalla Francia le prime barbatelle di “grenache” o Canonau che hanno la stessa radice, presenti anche in Spagna, come suggerisce il nome “Garnacha” e, sui nostri Colli ai primi del secolo, ancora si parlava dell’uva dei Vescovi. Il Tocai Rosso dà un vino dall’inconfondibile colore rosso rubino brillante (è vinificato con poca macerazione sulle bucce per poterne preservare la freschezza), ha un profumo vinoso ma delicato, un sentore di mora e lampone, violetta e vaniglia, rosa di macchia e fiore di mandorlo. Ha un sapore non eccessivamente asciutto, gradevolmente amarognolo ed una buona armonia di freschezza e tanninicità. E’ un vino che accompagna tutti i piatti della tradizione vicentina, dai salumi ai risotti, dagli animali da cortile e piatti legati alla cucina contadina, ai formaggi di piena freschezza ed inoltre può essere bene abbinato al piatto principe della cucina vicentina: il baccalà, la cui dolce untuosità ben si sposa all’acidità del vino. Ma i Colli Berici non sono solo Tacai Rosso o Barbarano, altri vini danno lustro alla nostra zona trai quali il GARGANEGA, un vino che deriva dai vitigni omonimi. Viene addolcito dalla presenza di Trebbiano di Soave o di una modica quantità di Pinot per ingentilirne gusto e aroma. Di colore giallo paglierino tendente al dorato chiaro ha un profumo leggermente vinoso e profumo caratteristico, un sapore asciutto delicatamente amarognolo, di medio corpo, armonico e di giusta acidità. La gradazione alcolica è intorno ai 10 - 12° e si offre oltre che a tuttopasto, soprattutto con baccalà alla vicentina e piatti di pesce impegnativi quali il luccio, l’anguilla o lo sgombro. Il SAUVIGNON, che si ottiene da uve provenienti dall’omonimo vitigno coltivato da molto tempo sui Berici con indubbio successo. Di colore giallo paglierino e con profumo caratteristico e delicato con sentore di peperone verde. Al gusto è asciutto e armonico, fresco e di corpo. Una gradazione di 11 - 13° e si accompagna ad antipasti di pesce, pesci bolliti e al cartoccio, soufflè e creme vellutate. Il PINOT BIANCO, da uve dell’omonimo vitigno con possibilità di piccole quantità di Pinot Grigio e Chardonnay. Di colore bianco paglierino chiaro, con profumo caratteristico, delicatamente intenso. Il sapore è armonico, pieno e vellutato con gradazione alcolica di 10 - 12°. Un vino bianco da servire fresco, ideale con il pesce, soprattutto con molluschi e crostacei, risotti, in particolare agli asparagi, ai bruscandoli e tutti i risotti a base di erbette. Il TOCAI BIANCO, ottenuto con uve del vitigno omonimo o con l’aggiunta di una piccola quantità di Garganega. Ha colore giallo paglierino e profumo delicatamente vinoso. Al gusto è asciutto con fondo amarognolo, di corpo, lievemente acidulo ma molto armonioso. Il grado alcolico
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L’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

Era d’uso, per gli antichi Romani, che quando conquistavano nuovi territori, questi venissero assegnati per gran parte ai soldati che avevano contribuito alla conquista. E’ probabile quindi che la coltura dell’olivo in Veneto sia stata introdotta dai coloni romani. Notizie certe però della presenza dell’olivo nella zona dei Colli Berici vengono trovate in periodo dell’Alto Medio Evo. Dapprima la presenza in Valpolicella e in Val d’Illasi, dove sono molte le aree con buona esposizione solare e la protezione dalle correnti fredde del Nord, ciò ha favorito l’espansione progressiva dell’olivo, che si è estesa poi fino alle colline vicentine e quindi fino a noi. Dall’epoca romana ad oggi, in Veneto, l’olivicoltura ha subito vicende alterne: infatti da periodi di sviluppo, promossi dall’interesse delle grandi proprietà ecclesiastiche verso un prodotto molto utile non solo come alimento ma anche per l’illuminazione e per le esigenze di culto, si passava a momenti di crisi a causa delle importazioni della Repubblica Veneta dai territori dell’Italia Centrale e Meridionale, senza contare i problemi climatici che, periodicamente come in più riprese tra il XVIII e il XIX secolo, a causa delle forti gelate invernali, causava un’alta moria di piante. Talora la ripresa era ostacolata dalla scelta degli agricoltori di passare ad altre colture più redditizie, come avvenne nel XIX secolo in cui si preferì, all’olivo, la coltura della vite e del gelso e questa crisi portò alla chiusura di numerosi frantoi. Una certa ripresa si verifica dopo la prima guerra mondiale e si accentua durante la seconda in cui riprendono con buon ritmo le piantagioni, tanto che dal 1956 ed il 1962 si stima siano state piantate in territorio veneto circa 75.000 piante d’olivo. L’espansione della coltura dell’olivo che conquista sempre più l’entroterra mediterraneo per raggiungere la Provenza, le rive del Garda e le colline venete, certamente sancisce una ben precisa forma di civiltà. Consideriamo i provvedimenti legislativi che ruotano intorno all’olio ed inoltre all’importanza che per secoli gli viene attribuita quale merce di scambio. Questa espansione, che viene fermata a sud dalle sabbie desertiche, trova favorevoli
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IL GRANA PADANO
Valore energetico (per 100 gr.di prodotto):
Kcal 384 di cui 252 da lipidi e 132 da proteine,
kj 1606 di cui 1054 da lipidi e 552 da proteine,
Umidità gr. 32
Proteine totali gr. 33
Fosfopetidi solubili gr. 1,5
Aminoacidi liberi totali gr. 6
Lipidi o grassi gr. 28
Acidi linoleici coniugati mg. 170
Calcio mg. 1165
Fosforo mg. 692
Rapporto calcio/fosforo 1,7
Cloruro di sodio gr. 1,6
Magnesio mg. 63
Zinco mg. 11
Ferro mg. 0,14
Rame mg. 0,5
Potassio mg. 120
Selenio mcg. 12
Iodio mcg. 35,5
Vitamina A mcg. 224
Vitamina B1 mcg. 17
Vitamina B2 mcg. 360
Vitamina B6 mcg. 117
Vitamina B12 mcg. 3
Vitamina D3 mcg. 0,5
Vitamina PP mcg. 3
Vitamina E mcg. 206
Acido pantotenico mcg. 246
Colina mcg. 20
Biotina mg. 6
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IL PROSCIUTTO VENETO BERICO-EUGANEO
Un cibo che ha origini antiche, che ha accompagnato l’uomo già prima dei Greci e dei Romani. Già Catone nel II° secolo a.C. ne parla e descrive le modalità di produzione che in sostanza sono le stesse di oggi: il sale e l’esposizione all’aria, come scrisse Plinio il Vecchio nel I° secolo d.C. “nulla è più utile del sale e del sole”. Ma il sistema di conservazione delle carni sotto sale trova una sua origine celtica, un sistema che poi viene affinato in epoca romana. Gran parte del fabbisogno della capitale dell’Impero infatti, veniva importato da queste terre (la Gallia), dove la ventilazione costante, determinata dalla vicinanza del mare, crea un microclima ottimale per la lavorazione dei prosciutti. Un tempo si usava allevare il maiale e poi venderne le cosce lavorate a prosciutto per poter comprare poi un altro maiale e il resto era usato per fare salumi e sopresse. Ed è già dal Trecento, che le cronache della Repubblica Serenissima parlano in particolare del “prosciutto veneto” in quanto i boschi dei colli Berici ed Euganei fornivano ottima materia prima per nutrire i maiali che erano lasciati allo stato brado. Il prosciutto è un prodotto simbolo della gastronomia made in italy in quanto è vera e propria opera d’arte. Grazie all’esperienza dei maestri prosciuttai tramandata da generazioni, che non contemplano l’uso di additivi chimici o conservanti ma solo la giusta dose di sale e l’aria dei nostri colli, ottengono un prodotto nel quale il sapore e la dolcezza si fondono per un armonico piacere del palato. Per ottenere il Prosciutto Veneto però, si devono osservare delle precise regole. Intanto le tecniche di macellazione e di preparazione: si ricava da cosce fresche di suini adulti di razza pregiata (Duroc, Large White) provenienti da allevamenti nazionali e alimentati nell’ultimo periodo con sostanze molto proteiche. Le cosce, con o senza piedino, sono rifilate e salate due volte con sale marino, sono poi spazzolate e appese in appositi locali per circa due mesi. In seguito sono lavate con acqua calda, ascigate, stuccate con un impasto di strutto e farine di cereali e messe a stagionare. La stagionatura in media dura 10 mesi ed alla fine si ottiene un prodotto di circa 8-11 kg. ad eccezione dei prosciutti che vanno disossati il cui peso minimo non può essere inferiore ai 7 kg. La sua carne è rosa tendente al rosso e le parti grasse perfettamente bianche, il suo aroma è delicato, fragrante e dolce. Anche alla genetica dei maiali da utilizzare viene data molta importanza, per mantenere una elevata qualità del prodotto, tutelata dall’ottenimento della D.O.P. nell’anno 1996. Solo mantenendo questi elevati standard che salvaguardano la tipicità, il prosciutto può essere marchiato a fuoco con il Leone Alato della Serenissima, che ne attesta la qualità e bontà del prodotto.